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Comunicato stampa – Mirafiori: vince l’Italia

Roma, 15 gennaio 2011 – “L’Italia ha vinto di stretta misura. L’Italia, non la sola Fiat, né tantomeno una parte dei lavoratori di Mirafiori”, è il commento a caldo rispetto all’esito del referendum svoltosi ieri di Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di tutti i marchi commercializzati in Italia, e di Acif, l’associazione dei concessionari italiani Fiat. “Anzi, di più, questa vittoria avrà ricadute positive su tutto il mondo della distribuzione automobilistica e sull’indotto. Ricordo che in Italia, questo settore, direttamente o indirettamente, dà lavoro a quasi 1.000.000 di persone”.

Alla votazione hanno partecipato 5.119 lavoratori, oltre il 94,2% degli aventi diritto. E il “sì” ha vinto con 2.735 voti, pari al 54,05%. A votare “no” sono stati invece in 2.325, ossia il 45,95%, mentre le schede nulle e bianche sono state complessivamente 59. A mettere a segno l’allungo decisivo per il “sì” è stato il seggio degli impiegati: su 449 iscritti, 421 hanno votato a favore dell’accordo. Ma anche nel conteggio complessivo dei soli operai il “sì” ha prevalso, anche se di stretta misura: 9 voti.

Il presidente di Federauto ha aggiunto: “Ricordo a tutti, se ce ne fosse bisogno, che il “no” avrebbe decretato, a tendere, la morte dello storico stabilimento torinese, perno di tutta la filiera automobilistica italiana. Sarebbe stato un delitto prima di tutto per i lavoratori, ma poi, credetemi, per l’Italia intera. Capisco anche le ragioni di chi ha manifestato delle perplessità e le rispetto. C’è sempre paura quando qualcuno ci chiede di cambiare le nostre abitudini, specie se lavorative. Però per competere sul mercato del lavoro mondiale non c’erano alternative, bisognava riscrivere le regole italiane, pena lo spostamento all’estero della produzione. Delocalizzazione già posta in essere da migliaia di imprenditori sul territorio nazionale, che sta impoverendo la nostra nazione. E molti hanno delocalizzato perché rimanere in Italia voleva dire portare i libri in Tribunale, cioè fallire. Viviamo in una sorta di perenne “concorrenza sleale” da parte di alcuni paesi che, sciaguratamente, non applicano le nostre regole di tutela dei lavoratori, di sicurezza degli stessi e contro l’inquinamento ambientale, o elargiscono stipendi irrisori. Con questo non voglio dire che dobbiamo uniformarci a loro, sarebbe un imbarbarimento inconcepibile, solo che dobbiamo combatterli rendendoci più competitivi”.

Conclude, Filippo Pavan Bernacchi: “La vicenda Fiat non è uno scontro imprenditori contro dipendenti, “padroni” contro “operai”, ma di “sistema paese” contro “concorrenza sleale”. È per questo che gli imprenditori puliti, che si alzano la mattina e operano rispettando le regole e pagando le tasse, e i dipendenti puliti, che lavorano con impegno, che danno il loro massimo, che sputano sangue con mille sacrifici, qualunque sia la loro mansione, perché ognuna ha la sua grande dignità, dovrebbero smettere di azzannarsi e capire che il “nemico” vero è la globalizzazione. E che, per contrastarla, bisogna allearsi: politici-aziende-imprenditori-sindacati-lavoratori. Perché l’Italia deve, in primis, salvaguardare il bene più prezioso: il lavoro. Senza lavoro non c’è futuro, e vale per tutti perché facciamo parte dello stesso ecosistema. Ieri, con il referendum di Mirafiori, sembrerebbe che un passo importante in questa direzione sia stato fatto”.

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