Privacy, la Corte di Cassazione interviene su controllo attività in rete dei dipendenti

La Corte di Cassazione interviene nuovamente in materia di privacy e controllo di mail e navigazione in internet dei dipendenti. Con la sentenza 18302/2016 depositata negli scorsi giorni, la Suprema Corte ha definito “illegittima” l’installazione di apparecchi e software che consentano monitoraggi sulla posta elettronica, sulle telefonate e sulla consultazione di siti, a carico del lavoratore, se non sono state effettuate, prima, le procedure di autorizzazione (previste dallo Statuto dei lavoratori, art. 4).

I lavoratori, dunque, devono essere sempre a conoscenza della registrazione di messaggi e cronologia visite sul server aziendale. Nello specifico, il caso preso in esame dalla Corte di Cassazione è quello dell’Istituto poligrafico Zecca dello Stato per l’utilizzo di un sistema informatico che, oltre a vietare il raggiungimento di alcuni siti, memorizzava ogni attività online dei dipendenti e per questo era stato destinatario di un provvedimento da parte del Garante della Privacy.

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