Comunicato stampa – Federauto – Regolamento CO2 – Artusi: «È necessario ascoltare il mercato e superare rigidità ed astrattezze ideologiche»

Roma, 5 ottobre 2026 – «Raccontare la revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO2 delle auto come una Commissione che “smentisce sé stessa”, per effetto delle pressioni dell’industria, è una lettura inesatta che rivela la tendenza mediatica a confondere i fatti con le opinioni. E i fatti sono – oltre all’evidenze del mercato – che le Direzioni Generali della Commissione hanno la facoltà di proporre riforme normative ma che Europarlamento e Consiglio – ossia le istituzioni elettive – hanno il potere di legiferare».
Così Massimo Artusi, presidente di Federauto, commenta le ricostruzioni di stampa su un documento interno della DG Clima UE diffuse in questi giorni.
«Una nota preparatoria di una singola Direzione Generale – ispirata o preparata con il parere di qualche consulenza di cui non è certa né competenza né neutralità – non può rappresentare un benchmark legislativo per nessuno», prosegue Artusi. «È sorprendente che – allo stato attuale del dibattito sul Green Deal Automotive – si debbano ricordare veri e propri pilastri, come ad esempio che le Istituzioni UE funzionano in base a principi di equilibrio dei poteri, ove la Commissione UE – dopo aver elaborato una proposta normativa – è chiamata a fare sinergia con Stati Membri (Consiglio) e Parlamento, prima di scegliere l’indirizzo regolamentare definitivo. Ed è proprio questa la dinamica che ha portato alla flessibilità sugli obiettivi 2025, con il calcolo sulla media 2025-2027, non è stata di certo una concessione “sottobanco” della Commissione: l’hanno approvata nel 2025 il Parlamento e il Consiglio, al fine di evitare – in nome di astratti target sulle emissioni – sanzioni miliardarie a un’industria già in difficoltà. Ed è sempre questa la dinamica in corso che sta portando ad un complesso – ma terribilmente necessario – iter di revisione del Regolamento CO2 per i veicoli leggeri, che è qualcosa di ben diverso dalla banalità secondo cui “la Commissione smentisce sé stessa”».
Federauto evidenzia come sia necessario dare una coerenza tra le misure regolamentari e i trend di mercato, chiarendo che nel primo semestre 2026 il market-share delle auto elettriche è inferiore al 20% nell’Unione europea – significa che a tutt’oggi 4 cittadini europei su 5 comprano auto termiche/ibride – e che in Italia (oltre ad altri 12 Paesi Membri) la quota delle auto elettriche registra percentuali a 1 cifra. «La crescita c’è ed è positiva», sottolinea il presidente, «ma questi numeri dicono che la domanda non segue i tempi fissati per legge. Non siamo di fronte ad un complotto ma a tante famiglie e imprese che fanno i conti con prezzi d’acquisto elevati, una rete di ricarica disomogenea e spesso fuori uso, autonomie limitate, esigenze di spostamento dettate dal proprio stile di vita e valori dell’usato incerti. E finora il costo di questo divario lo hanno sostenuto in larga parte le reti di vendita, con auto-immatricolazioni e sconti per stare negli obiettivi dei costruttori, per non parlare degli incentivi statali a pioggia, a carico dei contribuenti».
«C’è poi un paradosso», aggiunge Artusi. «Proprio chi chiede di accelerare – magari promuovendo il cosiddetto “Acceleration Act” – riconosce che oggi i costruttori extra europei sono più competitivi sui costi, in ragione soprattutto del controllo pressoché totale delle materie prime e della loro lavorazione (chiedetevi perché!) che servono per costruire un’auto a batteria. Ciò significa che l’unico processo che accelererebbe un ulteriore obbligo rigido sull’auto elettrica è quello di consegnare a quei costruttori le quote di mercato che la Commissione UE dice di voler difendere».
Per Federauto la priorità non è rimettere in discussione i target di decarbonizzazione dell’automotive, ma renderla raggiungibile con una politica industriale, energetica e infrastrutturale europea che favorisca i flussi di persone e merci, quindi la filiera: produzione, distribuzione, utilizzo e riciclo.
Le proposte di FEDERAUTO sono:
- semplificazione normativa UE (ambiti, obblighi e prodotto) e nazionale;
- obiettivi regolamentari ambiziosi ma raggiungibili, con verifiche periodiche e clausole di revisione basate sull’andamento reale del mercato;
- adottare i VEEF sancendo l’indirizzo di neutralità tecnologica, riconoscere il contributo dei carburanti rinnovabili e delle tecnologie a basse emissioni, oltre a quello che può dare l’auto elettrica per le sue peculiarità funzionali;
- una riforma, sostenibile e di natura pluri-tecnologica, complessiva della fiscalità sull’auto, sul benchmark degli altri paesi europei, che elimini l’uso di incentivi pluriennali o a singhiozzo, quindi che accompagni il rinnovo armonico del parco circolante;
- un piano infrastrutturale per la produzione e la diffusione di tutti i vettori energetici defossilizzati con tempi, sostegno e responsabilità certi.
«Su molti di questi punti siamo d’accordo anche con chi oggi ha una visione diversa sulla revisione delle regole», conclude Artusi, «La differenza è che Federauto intende arrivare all’obiettivo senza lasciare indietro i consumatori, i lavoratori e le imprese della filiera. La transizione si vince insieme sul mercato, non sulla carta».
