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Concessionari: Attenzione ai falsi profeti del web e ai santoni fai-da-te

Gentili Colleghi,

voglio utilizzare la nostra Newsletter in modo inconsueto. L’esigenza mi è nata leggendo dei recenti articoli e qualche blog gestito da autonominatisi “esperti”. Come se scrivere o parlare di automobili o aver militato per qualche Casa Automobilistica trasformasse automaticamente i vari soggetti in: esperti della distribuzione. Soggetti che spesso non hanno, non solo mai venduto un autoveicolo, ma neanche comprato. Che non hanno mai avuto a che fare con un cliente in carne e ossa. Che non sanno cosa significa vivere o morire sul mercato, per le spietate leggi che regolano lo stesso. Noi concessionari siamo consapevoli dei mali che attanagliano il mondo automotive, poiché siamo la cinghia di distribuzione tra le Case e i Clienti, ma da imprenditori siamo abituati a non soffermarci sui problemi, ma a ricercare delle soluzioni.

Noi di idee ne abbiamo molte e le stiamo portando avanti nei confronti dei nostri interlocutori: Case, Istituzioni nazionali ed europee. Se fossimo in un regime monarchico, dove quello che stabiliscono i concessionari attraverso le proprie associazioni è legge, tutto sarebbe risolto.

Purtroppo non abbiamo i poteri conferiti a un monarca per cui ci tocca un strada più difficile: quella del dialogo. E quando gli interlocutori hanno altri problemi, altre visioni, e altre priorità, a volte diametralmente opposte alle nostre, la via del dialogo è, oltreché impervia, in salita. E avara di risultati.E’ per questo che il buon senso vorrebbe che proprio in questo frangente fossimo uniti perché, come mi piace ripetere, anche il più grande di noi, rispetto alle Case o a interessi nazionali o internazionali, è un granello di polvere. Insieme invece abbiamo una chance. A patto di essere motivati, coerenti, e aver voglia di metterci la faccia, rischiare, e dedicare del tempo non solo alla propria azienda ma al bene dell’intera categoria. Ecco che in questo contesto attorno ai concessionari nuotano degli squali. Gente che vuole ricavare denaro da questa situazione spremendo ogni situazione, anche se eticamente discutibile.

Ed ecco che alcuni soggetti diventano di colpo, unti dal signore; dei Santoni che tutto sanno e che sono infallibili. Esprimono giudizi a destra e a manca distribuendo critiche e attribuendo epiteti offensivi alle controparti. Poi, in una categoria a parte, travestiti da consulenti, troviamo figuri muniti di Blog o Newsletter. Il gioco è semplice: ci si spaccia per esperti e si esprimono critiche feroci nei confronti di tutti, facendo intuire nel contempo che appoggiandosi a loro si troverà la soluzione ad ogni problema. A pagamento (ma chi li avvicina lo scoprirà dopo). Alcuni sono della razza peggiore, ossia “manager pentiti” delle Case. Io non ho nulla contro i manager, ma sono contro la razza dei “manager pentiti”, ossia quelli che sputano contro le Multinazionali che li hanno pagati profumatamente per anni. Allora mi chiedo: se sono cavalieri dalla scintillante armatura perché non l’hanno usata, per difendere i nostri interessi, quando erano nel ruolo, e non una volta defenestrati o in pensione? Alcuni di essi pubblicano anche “lettere non firmate”, con la scusa della privacy, o perché i mittenti affermano che hanno paura di ritorsioni, ma io credo che molte se le scrivano loro. E così si scrivono le lettere, dove si autoincensano, e poi si danno le risposte. Sempre facendo capire che solo loro possono risolvere i problemi dei concessionari che si affidassero alle loro cure. Nel contempo fatturano decine di migliaia di euro in consulenza ad aziende già in difficoltà, spesso dando dei consigli che: o anticipano la chiusura, o acutizzano i problemi. Federauto, mi piace dirlo per l’ennesima volta, è composta da concessionari e, attenzione: non ha scopo di lucro.

Concludo quindi con un consiglio: chiediamoci sempre quando scrivono o parlano questi personaggi se sono in buona fede o se perseguono interessi personali. I loro interventi appariranno sotto una nuova luce e, magari, eviteremo di farci portare fuori strada. Perché, da imprenditori, sempre e comunque dobbiamo essere noi i primi consulenti di noi stessi.

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